WILLIAM RUSSELL, UN GIORNALISTA SUL FRONTE DI GUERRA

Dice Mario Andrea Rigoni nelle sue Variazioni sull’impossibile che una piccola disavventura può essere l’origine di una grande carriera: “Vi sono individui che, su un torto subìto, hanno edificato la loro fortuna”. Di seconde possibilità nella vita ne sapeva qualcosa William Howard Russell, che superò una clamorosa gaffe professionale per diventare il padre del giornalismo di guerra.

William H. Russell a Crimea, 1854.

Gli errori si pagano (eccome!)

Quando nel 1854 il cronista irlandese arrivò a Crimea per informare sulla Guerra d’Oriente, lo fece portando con sé un bagaglio professionale non troppo invidiabile. Difatti, in pochi avrebbero scommesso sulla sua carriera dieci anni prima. Forse nemmeno lui stesso.

Perché dieci anni prima si trovava a Dublino, fresco di laurea al Trinity College, a seguire il processo per sedizione al leader nazionalista Daniel O’Connell. Ancora senza collegamento telegrafico con Londra, il verdetto diede il via ad una corsa frenetica verso la capitale.

Russell fu il primo corrispondente ad arrivare nella sede di The Times, ma scambiò un infiltrato del Morning Herald per un linotipista della sua testata e la concorrenza sbatté quell’ambito “COLPEVOLE” in prima pagina, lasciando il giovane giornalista sull’orlo del baratro.

Anche se non venne licenziato, diventò il messaggero del giornale: tutti i giorni, spesso all’alba, ripercorreva i tre chilometri che separavano Westminster dalla redazione con le cronache parlamentarie in mano, mentre le risate dei colleghi riecheggiavano nei corridoi del Palazzo.

Ma continuò, nonostante tutto, a scrivere i suoi propri pezzi, con uno stile talmente fresco e incisivo che mise in moto il “fiuto dell’editore”: dopo cinque anni di ostracismo, John Delane cominciò ad affidargli altri compiti di più spessore, come la Prima guerra dello Schleswig o i funerali del duca di Wellington. E, quando lo scoppio della Guerra di Crimea diventò la definitiva occasione della vita, Russell non se la lasciò sfuggire.

Crimea mon amour

Le indicazioni di Deane furono chiare: mettere nero su bianco l’eroismo delle truppe britanniche contro l’onnipotente Impero russo e farlo in fretta, poiché tutti pensavano che il conflitto sarebbe presto finito. Una previsione sbagliata. La Guerra di Crimea durò tre anni, durante i quali due uomini rivoluzionarono il concetto di “giornalismo”: il nostro William e Roger Fenton, rispettivamente, il primo giornalista ed il primo fotogiornalista di guerra della storia, entrambi con lo stesso battesimo del fuoco in quella penisola che sembrava quasi la fine del mondo.

Russell diventò il primo civile ad ottenere l’autorizzazione per informare in prima linea ed il “quarto potere”, citando Edmund Burke, il termometro democratico di qualsiasi nazione [Scopri di più: GERDA TARO, UNA DONNA IN GUERRA]. Il 34enne irlandese diede voce non solo agli ufficiali, ma anche ai soldati semplici. Capì subito che la paura non serve a niente quando si cerca la verità e fu testimone diretto di alcuni degli scontri più brutali del conflitto, compresa l’ormai mitica “carica della brigata leggera” nella battaglia di Balaclava, il 25 ottobre del 1854.

“Alle 11:35 non rimaneva un solo soldato britannico, tranne i morti e i moribondi, davanti agli insanguinati cannoni moscoviti”. Russell informò senza sconti su quell’inferno in terra cosparso di cadaveri (fu il primo a parlare della “sottile linea rossa”, in riferimento all’eroico 93º Reggimento di fanteria Highlanders, che quella mattina rimase impassibile di fronte ad una morte certa) e non solo: denunciò le condizioni igieniche in cui versavano le truppe, la mancanza di mezzi negli ospedali di campo, la manifesta incompetenza di molti generali.

“La valle dell’ombra della Morte”, Roger Fenton. Crimea, 1855.

So che queste sono verità difficili, ma il popolo inglese deve ascoltarle: deve sapere che il mendico che si trascina sotto la pioggia nelle strade di Londra vive una vita da principe in confronto con quella vissuta dai soldati che stanno combattendo per il loro Paese.

Perché lui non era un suddito della regina, ma un giornalista, e, per la prima volta, l’opinione pubblica vittoriana seppe la verità sulla barbarie bellica. Il terremoto politico non si fece attendere: il Parlamento condannò “le bugie” di Russell e gli ufficiali vietarono ai soldati di parlare con lui, nonché di provvedere al suo mantenimento. In vano: quelle “bugie” troppo vere provocarono la caduta del primo ministro, George Hamilton Gordon, il 30 gennaio del 1855, e l’approvazione di un pacchetto straordinario di misure per evitare futuri disastri.

Dall’altra parte dell’oceano

Troppe buone notizie in tempi bui? Sì: nonostante il riconoscimento esplicito della veracità delle informazioni di Russell -che venne rimpatriato in Inghilterra a dicembre, quando ancora mancavano due mesi alla fine del conflitto, e sostituito da un altro cronista del Times molto meno pericoloso-, la Camera dei comuni impose la censura militare sui corrispondenti di guerra (va da sé, “per motivi di sicurezza”). Ma l’irlandese indomabile aveva ancora molto da dire e, dopo Crimea, lavorò in India, a Mosca e, soprattutto, negli Stati Uniti.

La Guerra di secessione americana fu il secondo grande successo professionale targato Russell e un’altra lezione di indipendenza giornalistica. Nonostante le sue simpatie per Abraham Lincoln, mantenne un’eccezionale obiettività di giudizio mentre seguiva l’evoluzione del conflitto, al punto di diventare un vero proscritto: se l’Unione lo considerava una spia, la Confederazione gli promise una pallottola in mezzo alla schiena. La situazione divenne insostenibile -veniva spesso aggredito per strada- e William si vide costretto a tornare a Londra nel 1862.

Ma, prima di lasciare il fronte, coprì la guerre austro-prussiana e franco-prussiana. Fu il perfetto epilogo della carriera del primo giornalista di guerra e di uno dei migliori giornalisti del XIX secolo, un uomo solo che fece cadere un governo, mise a rischio la propria vita per difendere la verità e spalancò una porta che in tanti ancora oggi vorrebbero chiudere: quella della libertà d’informazione. Perché William Russell era un “giornalista-giornalista” che faceva semplicemente il suo dovere: informare. Giancarlo Siani docet.

Imprescindibili: My Diary in India in the Years 1858-59 (1860), My Diary North and South during the Civil War in America (1862), My Diary during the Last Great War (1874), The Great War with Russia (1895).

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *