SALEM, CACCIA ALLE STREGHE

La strega numero uno (Joseph E. Baker, 1892).

“Non lascerai vivere la strega”.

Esodo 22, 17.

Nell’inverno del 1691 Salem aveva tutte le carte in regola per diventare il paradiso dei cacciatori di streghe: un villaggio puritano in Nuova Inghilterra, ultimo avamposto civilizzato (qualsiasi sia il suo significato) prima della natura selvaggia, abbandonato da un governo che aveva concentrato tutti i suoi sforzi nella “Guerra di re Filippo” fra i coloni inglesi e i nativi americani, bestie malefiche dalla pelle scura alle quali non veniva riconosciuto il diritto di proprietà sulle terre e le cui donne e bambini erano ambiti bottini di guerra.

Dagli anni 20 del secolo, proprio in quel “territorio del demonio”, le comunità puritane si erano assicurate un’ampia diffusione della sua riforma, limitata dalla legge in Inghilterra. Adesso il precario equilibrio socio-politico della zona aveva suscitato in loro un profondo sentimento di vulnerabilità e vedevano come la sua rigidità morale e di costume vacillava pericolosamente. Si convinsero di essere vittime di una cospirazione capitanata da streghe e la Bibbia lasciava pochi dubbi sul da farsi: se volevano che Dio posasse di nuovo i suoi occhi su Salem, dovevano eliminare questi maligni esseri soprannaturali. Cominciarono così, più del solito, a vedere Satana in ogni dove, soprattutto, casualmente, nei vicini più deboli ed indifesi, candidati perfetti a fornire il sangue per purificare quel posto rimasto ai margini del piano divino della salvezza. Gli abitanti della colonia della baia del Massachusetts non erano estranei a queste pratiche, ma il convulso tramonto del Seicento diede il via alla più estesa serie di accuse, arresti ed esecuzioni capitali mai inflitte nei possedimenti britannici del Nuovo Mondo per questo reato, uno degli ultimi episodi della caccia alle streghe che fra il XV ed il XVIII secolo causò più di 50.000 vittime nella vecchia Europa.

Dichiarazione di Abigail Williams contro George Jacobs Jr. (10 maggio 1962, Massachusetts Historical Society).

Come succede spesso, le “forze del Male” a Salem affondarono le loro radici in una disputa che aveva poco di soprannaturale e molto di terreni interessi economici. Il nome chiave: Samuel Parris, un fallito imprenditore non ancora 40enne che aveva deciso di provare fortuna nel pascolamento delle anime di frontiera. La sua proposta di erigere una nuova chiesa, con tanto di nuove tasse per suffragarla, spaccò in due la comunità, fra i sostenitori del predicatore e i vicini a cui le roventi prediche di Parris esigendo un aumento di stipendio non facevano alcun effetto. I puritani, terrorizzati dalla violenta cultura popolare inglese, incalzavano i suoi seguaci ad andare in tribunale per dirimere qualsiasi questione (pur di evitare le bestemmie e le aggressioni fisiche) ed il conflitto sulla nuova casa di Dio non fece che avvelenare ancor di più i rapporti sociali in quel villaggio a 30 chilometri a nord di Boston. La situazione esplose definitivamente nell’inverno del 1691, con due protagoniste che avevano troppo a che vedere con Parris: Elizabeth -9enne, sua figlia- e Abigail Williams -11enne, sua nipote- cominciarono ad avere dei disturbi (spasmi, insonnia, perdita dell’appetito) e nessuno dei medici interpellati riuscì a trovarne la causa.

Prove spettrali di Mary Walcott nella primavera del 1692 (1876).

Nel febbraio del 1692 arrivò la diagnosi: possessione diabolica. E non essendo il malocchio una malattia, bensì un crimine perpetrato da una strega o da un mago ai danni di una persona innocente, il caso delle bimbe Parris era di competenza delle autorità giudiziarie. Nella Nuova Inghilterra del XVIIesimo secolo la stregoneria era una realtà pienamente accettata, un peccato ed un delitto punibile con la pena capitale. Accusare una persona di stregoneria significava assumere il controllo della sua vita perché per i puritani il mondo invisibile era reale quanto le montagne, i sentieri fiancheggiati da pinete che circondavano Salem o le posate con cui mangiavano. In tutti gli scenari quotidiani si nascondevano le streghe per barattare povere anime mortali e sacrificare bambini, secondo le istruzioni del loro padrone supremo, come nei sabba di Francisco de Goya. Sotto consiglio della futura posseduta Mary Walcott, la schiava indiana del predicatore, di nome Tituba, cucinò una “torta delle streghe” (Witches’ Cake) impastata con l’urina delle possedute e la diede al cane, il quale avrebbe dovuto indicare la responsabile del maleficio. Ma il giudice a quattro zampe si mangiò la focaccia e non fece ulteriori considerazioni (oltre ad un notevole mal di pancia).

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Un espediente proveniente dalla magia popolare? La disgustosa torta infuocò gli animi di Parris: era una richiesta diretta d’aiuto a Satana e la conferma definitiva dell’esistenza del Male sotto i tetti del villaggio. Preghiere e digiuni non sorsero gli effetti sperati e i disturbi di Betty e Abigail non si risolsero. Assillate dal reverendo, in preda all’ansia per ottenere altri nomi, le bambine puntarono il dito contro Tituba. La schiava, per risparmiarsi il viaggio verso il patibolo, crollò sotto i violenti interrogatori subiti e dichiarò quello che volevano sentire: parlò di spettri che assumevano forme umane, di firme nel libro del diavolo, di altre “colleghe”: Sarah Osborne, donna anziana che aveva perso la sua fortuna, e Sarah Good, mendicante di origine francese dal carattere schivo. Un trionfo per Parris. La via più veloce per ottenere una condanna in un processo giudiziario era una confessione e la giovane gliel’aveva regalata. Per ordine dei magistrati John Cothor e Jonathan Corwin, le tre donne furono arrestate. Ma quello era soltanto l’inizio della caccia: tra lamenti Tituba aveva parlato di altri esseri i cui volti non era riuscita a vedere, il che significava che a Salem c’erano ancora delle streghe in giro.

George Jacobs Jr. accusato da sua nipote (T. H. Matteson, 1855).

Le due Sarah, che negarono fino all’estenuazione ogni addebito, avevano, come Tituba, il profilo abituale delle accusate: donne vulnerabili socialmente o economicamente, che avevano commesso il peccato mortale di non aggiustarsi ai sacrosanti principi puritani. Ma Mercy Louise cambiò le regole del gioco. La ragazza, traumatizzata dalla perdita dei suoi parenti nella “Guerra di re Filippo”, lavorava come serva dei Putnam, una benestante famiglia alleata del predicatore Parris. Dopo i primi incarceramenti, in concomitanza con la fine della tregua con gli indiani, Mercy e le donne Putnam manifestarono gli stessi sintomi e con loro anche altre ragazzine e alcune donne giovani di Salem, i testimoni “adulti” che mancavano per avviare un processo vero e proprio. Le tessere del rompicapo Salem si mettevano insieme da sole. Ann Putnam e Mercy dichiararono di essere tormentate dallo spettro di Martha Corey, una credente al di sopra di ogni sospetto. Se lei era una strega, quasi qualsiasi essere umano (e non) poteva esserlo. Fra i mesi di aprile e maggio il villaggio si trovò in balia ad un’isteria di massa che dilagò anche nelle città circostanti. Più di 200 persone furono accusate di stregoneria, di cui più di 180 direttamente dai Putnam.

La svolta definitiva arrivò con un altro accusato eccellente, George Burroughs, ex reverendo di Salem, nonché noto debitore degli onnipresenti Putnam. L’impatto psicologico sulla comunità fu devastante. Il vecchio carcere di legno straripava di accusati, che vi rimasero per mesi in condizioni igieniche disastrose. Tutti colpevoli fino a prova contraria, cinque di loro morirono -fra cui la figlia 4enne di Good- e in tanti si ammalarono. Vite rovinate, interrogatori ed esami per trovare nelle pieghe della carne i “capezzoli da strega” per allattare le bestiole attraverso le quali si comunicavano con Satana. Una situazione insostenibile che alle autorità conveniva dilatare: i carcerati dovevano pagare le spese di vitto e alloggio, guadagni molto sostanziosi che scendevano nelle tasche del sheriff George Corwin, nipote di uno dei magistrati, che inoltre confiscava le loro proprietà. Alla fine di maggio i reali inglesi inviarono a Salem i governatori William Phipps e William Stoughton per avviare ufficialmente il processo: una giuria composta da uomini di tutta la colonia e presieduto da commercianti e altri onorevoli senza formazione giuridica per delle udienze-farsa con accusati senza avvocato, “prove spettrali” -ovvero, sogni e visioni- deliranti e vittime iperesaltate in prima fila controllando le emozioni del pubblico.

Esame di una strega (T. H. Matteson, 1853).

La prima udienza si tenne il 2 giugno e finì con la condanna a morte di Bridget Bishop, donna sensuale e giocatrice dispettosa, in passato accusata (e assolta) di aver ucciso suo marito ricorrendo ad arti magiche. Colpevole più che altro di farsi i fatti suoi senza dare troppa retta alla moralità puritana. Fu giustiziata otto giorni dopo nella collina ancora oggi conosciuta come Gallows Hill. Fino al 22 settembre Salem fu un susseguirsi di sedute ed esecuzioni. Già sul patibolo, Burroughs, che aveva raggiunto limiti inaccettabili di blasfemia dopo aver negato in aula l’esistenza dei patti con il diavolo, recitò alla perfezione il Padre nostro, prova che avrebbe dovuto portare alla sua immediata assoluzione, poiché si pensava che i servi del Male non potessero dire le preghiere senza sbagliare. Ma l’isteria era tale che non rispettarono nemmeno le loro regole e i magistrati convinsero i difensori di Burroughs di trovarsi davanti all’ennesimo tranello del diavolo. In totale 19 impiccati, 13 donne e 6 uomini. La ventesima vittima ufficiale fu Giles, marito della Corey, che scelse di morire torturato, soffocato dalle pietre che gli schiacciarono il torace, prima di riconoscere alcuna autorità a quella corte di sangue.

Impiccagione di Bridget Bishop il 10 giugno 1692 (1880).

Venti persone che morirono libere, un movimento di resistenza civile che non volle far parte di quel gioco mortale che garantiva l’immunità se riceveva in cambio altri nomi innocenti da perseguitare. Fin dall’inizio ci furono nel villaggio testimoni che misero in discussione la veridicità dei sintomi delle possedute (alcuni di loro videro le ragazze mettersi d’accordo per inscenare gli spasmi o pungersi con aghi durante le udienze). Gli storici continuano a studiare i processi e le teorie vanno dall’avvelenamento per un parassita del grano agli attacchi epilettici e, molto probabilmente, una reazione psicogena di massa. In aiuto dei “ribelli” -altri servi di Satana, agli occhi di Parris e i suoi seguaci- accudirono i più autorevoli pastori del Massachusetts, che spinsero Phipps a sospendere i lavori della Court of Oyer and Terminer di Salem. Nel suo Case of coscience concerning evil spirits personating men (Caso di coscienza riguardo agli spiriti maligni che impersonano uomini), il reverendo Increase Mather fu tassativo: sarebbe stato meglio che dieci streghe fossero rimaste libere, piuttosto che un solo innocente fosse stato condannato ingiustamente. Il 29 ottobre il controverso tribunale fu sostituito da una nuova corte di giustizia che dispose l’inammissibilità delle visioni come prova.

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Dei 56 accusati in attesa di giudizio, soltanto tre furono dichiarati colpevoli e la pena immediatamente sospesa. Il processo alle streghe di Salem fu l’ultimo del suo genere nelle colonie britanniche del Nordamerica. Nei mesi successivi arrivarono le scuse pubbliche da parte di alcuni dei giudici e delle autorità della colonia, la riabilitazione delle vittime, i risarcimenti economici alle famiglie. Per il vicegovernatore Stoughton (il cui sadismo malato fa pensare alla superba interpretazione di Vincent Price ne Il grande inquisitore), la fine delle impiccagioni non era che il trionfo del diavolo. Un intero popolo aveva chiuso gli occhi davanti alla strage e cominciò ad alzare la voce solo quando il sangue inondò la terra. Una spietata caccia fomentata da molti per arricchirsi e per presentare i conti di vecchie dispute familiari. Le streghe e i maghi erano gli specchi di quello che avrebbero voluto essere, delle loro paure e dei loro desideri più profondi. Quasi dieci anni dopo Ann Putnam disse: “Agii per ignoranza, fui ingannata da Satana”. Ormai lo sappiamo: la colpa delle nostre miserie non è mai nostra. Diceva Primo Levi che il male appartiene a tutte le epoche. Probabilmente sia questa l’unica costante storica immancabile.

I nostri consigli: Wonders of the Invisible World (Cotton Mather, 1692), The Crucible (Henry Miller, 1953), La peur en Occident, XVe-XVIIIe siècles (Jean Delumeau, 1978), Six Women of Salem: The Untold Story of the Accused and Their Accusers in the Salem Witch Trials (Marilynne K. Roach, 2013), Satan and Salem. The Witch-Hunt Crisis of 1692 (Benjamin C. Ray, 2015).

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