SE UNA NOTTE D’INVERNO I LUMIÈRE

Trentatré. Soltanto trentatré spettatori si radunarono nel Grand Café del Boulevard des Capucines per assistere alla prima proiezione pubblica del cinematografo dei fratelli Lumière. No, non è facile essere un pioniere. Eppure, quel 28 dicembre del 1895 cambiò per sempre la memoria del mondo.

Lumière, nomen omen

Il cinématographe fu il cavallo vincente nella corsa di fotografi, ingegneri e inventori che, sui due lati dell’Atlantico, lavoravano simultaneamente per mettere insieme tutti i tasselli della (non tanto) futura settima arte. Basti un dato: tra il 1891 -data del kinetoscope di Thomas Edison e William Dickson, primo apparecchio per la visione di pellicole cinematografiche- e il 1896, vennero depositati 126 brevetti attinenti al mondo delle immagini in movimento. Quando Antoine, padre di Auguste e Louis, assisté alla presentazione newyorkese del cinetoscopio nel 1894, non ebbe dubbi: i suoi bimbi -ormai trentenni- sarebbero stati capaci di tirare le immagini fuori da quella enorme scatola, che consentiva l’osservazione del filmato da una sola persona alla volta, attraverso un oculare apposito.

Nella fabbrica di famiglia a Monplaisir, specializzata nella produzione industriale di lastre per la fotografia, i fratelli misero a frutto le loro conoscenze manifatturiere, ingegneristiche e commerciali, che culminarono con lo storico brevetto del 13 febbraio del 1895, il cinématographe, una piccola meraviglia “tutto in uno”, un apparecchio leggero e portatile, che girava, sviluppava e proiettava su schermo il filmato. Il futuro era arrivato e, per mostrarlo al mondo, organizzarono diverse proiezioni private, compresa una serata per professionisti dello spettacolo: tra gli illustri invitati, c’erano Alice Guy, che da lì a pochi mesi sarebbe diventata la prima regista al mondo [Scopri di più: ALICE GUY, C’ERA UNA VOLTA IL CINEMA], e un tale Georges Méliès [Scopri di più: GEORGES MÉLIÈS, IL VIAGGIO INFINITO].

Il successo spinse papà Antoine a lanciare l’idea di uno spettacolo di cinematografo a pagamento al Folies Bergère o al Musée Grévin di Parigi. Se vuoi sognare, fallo in grande. La proposta, però, non venne presa in considerazione dai gestori e la scelta finale ricadde sul Salon Indien del Grand Café, una sala da biliardo, covo di accaniti scommettitori. Il sabato 28 dicembre due striscioni appesi all’ingresso annunciavano le vues photographiques animées dei Lumière, ma la stampa ignorò l’invito e l’interesse del “grande pubblico”, come la temperatura, rimase sotto zero. Un franco per mezz’ora di svago? Niente da fare: il biglietto per il Cabaret dell’Inferno -un franco e 25 centesimi- prometteva divertimenti ininterrotti fino a notte fonda [Scopri di più: PARIGI, 1892: BENVENUTI AL CABARET DELL’INFERNO].

Dieci film per l’eternità

Il primo filmato che le 33 anime del Salon Indien videro fu L’uscita dalle officine Lumière a Lione. Il punto di partenza ufficiale della storia del cinema è anche la prima messa in scena pensata per essere proiettata pubblicamente, uno strumento prezioso in mano ai Lumière -innanzitutto, imprenditori- per presentarsi come marchio in un momento di concorrenza feroce nel mondo dell’immagine: non a caso, la prima versione del filmato, girata il 19 marzo, venne presentata appena tre giorni dopo presso la Società industriale di Parigi. In altre parole, un’autopubblicità che ribadiva la paternità del cinematografo. Ma, allora, se i film di Edison e Dickson avevano le stesse caratteristiche -bianco e nero, piano sequenza, inquadratura fissa, meno di un minuto di durata-, quale fu la chiave del trionfo dei fratelli?

Uscita dalle officine Lumière a Lione. Auguste e Louis Lumière, 1895 – 1896 (tre versioni).

I vantaggi tecnici del cinématographe consentivano di cogliere la natura sul fatto, come segnalavano i critici; in altre parole: il realismo. Quella sera, Auguste e Louis “inaugurarono” i generi più popolari del cambio di secolo, in particolare, le vedute cittadine, con • La Place des Cordeliers a Lione, girata in primavera, una delle strade artistiche che ripercorsero i nomi più importanti del primo cinema, come Elvira Notari [Scopri di più: ELVIRA NOTARI, IL SOGNO DEL CINEMA]. Anche le actualités, con • L’arrivo dei fotografi al congresso di Lione, proiettato ai partecipanti -che salutano divertiti l’operatore- nel corso del convegno, mentre da dietro le quinte ripetevano alcune delle frasi pronunciate nelle conferenze, un delizioso incrocio tra “cinema sonoro” e telegiornale.

Sempre sulla strada del tanto amato realismo, andarono in scena i primi episodi di vita quotidiana – I maniscalchi e il Bagno in mare, probabilmente girato da Louis durante le vacanze nel sud della Francia- e le prime scene domestiche, con Andrée Lumière come protagonista: La pesca ai pesci rossi, in braccia a suo zio Louis, e La colazione del bimbo, con i suoi genitori, Auguste e Marguerite. Sì, dagli origini del cinema, bambini e animali sono stati l’asso pigliatutto: ci dispiace, YouTube, niente di nuovo sotto il sole. E, se mancava qualcosa, anche la commedia fece il suo debutto, con • Il volteggio, • Il salto alla coperta e, soprattutto, • L’innaffiatore innaffiato, una vera e propria farsa, con tanto di conato di inquadratura centrifuga. Come direbbe Mafalda, “moderni, questi antichi”.

L’innaffiatore innaffiato. Auguste e Louis Lumière, 1895.

No, gli inizi non sono mai facili, ma quella sera bastarono 33 curiosi per dare il via ad una delle avventure più straordinarie dell’essere umano, la più affascinante del XX secolo. L’entusiasmo degli spettatori era già vox populi la mattina dopo: nel cuore di Parigi non si parlava d’altro che delle “vedute animate” dei figli del fotografo Lumière. Nel giro di pochi mesi, i locali che ospitavano le proiezioni si moltiplicarono e l’incasso salì a 7000 franchi settimanali; da allora, non ci fu nemmeno una serata senza il cinématographe, che ando in tournée (trionfale, ça va sans dire) per tutto il continente e oltreoceano. E il resto, come si suol dire, è storia. Una storia che ha cambiato la memoria del mondo perché, in fondo, avevano ragione i primi critici: il cinema non è altro che la nostra vita su uno schermo.

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