ELVIRA NOTARI, IL SOGNO DEL CINEMA

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Agli inizi del Novecento Elvira Notari diventa la prima donna regista italiana e una delle prime a livello mondiale. Fondatrice della Dora Films, casa di produzione cinematografica a conduzione familiare, gira più di cento cortometraggi e una sessantina di film che raggiungono un successo popolare senza precedenti. Precursora del Neorealismo, per il carattere dei suoi soggetti e la scelta di attori non professionisti, questa modista salernitana mette in moto una doppia rivoluzione negli albori del cinema che la censura fascista fa cadere nel dimenticatoio per quasi un secolo.

Un affare di famiglia

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 1Quando la venticinquenne Maria Elvira Giuseppa Coda approda a Napoli nel 1900, trova una città che proietta verso il futuro la sua brulicante vita culturale moderna. Il capoluogo partenopeo cavalca l’onda di un cambio di secolo che segna in Europa la nascita delle grandi metropoli contemporanee e dei mezzi di comunicazione di massa, la questione sociale e l’associazionismo, i nuovi ingegni –telefono, telegrafo, radio. Fra i tanti fermenti, la città non è estranea al cinema: dalla fine dell’Ottocento, i film sono uno svago quotidiano nel Salone Margherita della Galleria Umberto I, all’inizio con gli schermi all’aria aperta che si vedevano dalla strada e, dal 1898, con l’inaugurazione della prima vera sala cinematografica, la Recanati. Figlia di una famiglia di commercianti, Elvira era nata il 10 febbraio del 1875 a Salerno, dove aveva frequentato le Scuole Magistrali e lavorato come modista, ma con l’arrivo a Napoli la sua vita cambia radicalmente. Vi incontra Nicola Notari, fotografo ed ex pittore, con chi stabilisce uno straordinario sodalizio sentimentale, lavorativo e creativo. Si sposano il 25 agosto del 1902 e negli anni successivi avranno tre figli: Edoardo, Dora e Maria, l’unica che non prenderà mai parte al negozio del cinema. Il matrimonio Notari, approfittando delle grandi doti e conoscenze tecniche di Nicola, comincia la sua attività specializzandosi nella coloritura con aniline di pellicole fotografiche e “filmine”, brevi film muti che cominciavano a farsi popolari in Italia. Una tecnica enormemente delicata -ogni particolare del fotogramma veniva colorato a mano con un pennellino- che, dotati di un felice fiuto commerciale, subito brevettano.

Napoli in scena

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 2Nel 1906 un evento rivoluziona il panorama cinematografico napoletano: il filmato sull’eruzione del Vesuvio dei fratelli Troncone diventa celebre in tutto il mondo e spiana la strada all’arte del documentario, che i Notari cominciano a ripercorrere. Acquistano una cinepresa Pathè in legno, con un’autonomia di dieci metri di pellicola, e sbarcano in maniera ufficiale nel cinema con la fondazione della “Film Dora” (ribattezzata dopo “Films Dora” e, dal 1915, “Dora Films”), casa di produzione cinematografica a conduzione rigorosamente famigliare chiamata a scrivere un capitolo fondamentale nella storia del cinema italiano. Le prime mosse riguardano la registrazione degli “Augurali” e “Arrivederci”, cortometraggi dalla durata intorno ai 10 minuti che spaziano dalle scenette alle cartoline visuali (di solito interpretate dal piccolo Eduardo con il nome d’arte di Bebè) e vengono proiettati prima e dopo i film in cartellone nelle nuove sale -persino loro ne aprono una a San Giovanni a Teduccio-, servendo anche come un mezzo pubblicitario per le produzioni in arrivo della Dora. Molto acclamato dai critici è Capri pittoresco, una vera e propria guida di viaggio “che consente, per la prima volta, di vedere la Grotta azzurra nei minimi dettagli”. Durante cinque anni i Notari concentrano la loro attenzione su questi popolari corti che, però, finiscono per lasciare il campo libero alla produzione di attualità. Il primo segnale del cambiamento è il filmato La corazzata San Giorgio (1911), realizzato sotto richiesta di una rivista cinematografica, nel quale riprendono le manovre di rientro in porto del famoso incrociatore della Regia Marina.

Al passo coi tempi

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 3In questo cammino verso l’immediatezza, la pietra miliare è La cattura del pazzo di Bagnoli nel 1912: a modo di docu-film, Elvira e Nicola registrano le diverse fasi dell’arresto di Ciro Esposito, responsabile di problemi di ordine pubblico, fino al suo ingresso nel manicomio di Capodichino. Fra i primi e più interessanti esperimenti di “cinema giornale” -“Cattura tutta la angoscia del momento”, diranno i critici-, il filmato anticipa anche la differenza tra il cinema popolare che si farà a Napoli e quello della sua unica concorrente italiana all’epoca, Torino, incentrata sui kolossal ed il florido mercato statunitense. Roma non si piazzerà fra le grandi capitali del cinema europeo fino all’avvento del Fascismo. Nel loro impegno per mettere in scena il quotidiano, avviano la produzione di propaganda patriotica adottando la stessa premessa e diventa celebre la Guerra italo turca tra scugnizzi napoletani (1912). Unico nel suo genere, il pubblico si mostra entusiasta di questa ripresa dal vero che mostra i bambini mentre inscenano gli scontri della Guerra d’Africa a sassate per i vicoli di Capodimonte. Eccitati dalla presenza della macchina da presa, alcuni ragazzi si calano (troppo) convincentemente nella parte, riportando delle brutte “ferite di guerra” che scatenano l’ira di molte madri. La popolarità dei filmati della Dora è sempre più forte. Nei mesi successivi allestiscono un teatro di posa nella loro casa in Ponti Rossi e ricevono dalla Partenope Film l’importante incarico, anche dal punto di vista economico, di colorare Le mille e una notte. Per i Notari è arrivato il momento di buttarsi nel mondo del lungometraggio.

Agli ordini, “marescialla Notari”

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 4La svolta definitiva arriva a partire dal 1914, quando Nicola passa ad occuparsi della parte eminentemente tecnica ed Elvira comincia a gestire in prima persona tutto il ciclo creativo e produttivo dei film, aprendo persino una scuola di arte dove impartiscono gli stilemi di un cinema popolare e di una recitazione realistica ed essenziale, un’esperienza rivoluzionaria che sarà premiata al Concorso di arte muta di Milano nel 1920. Nelle interviste rilasciate nel corso degli anni, Edoardo ricorderà sempre commosso l’immenso talento e la grinta di sua madre, una donna inarrestabile soprannominata affettuosamente “la marescialla”. Come regista, la Notari è una precorritrice del Neorealismo che pretende dai suoi attori veridicità e autenticità, sempre in cerca del giusto effetto drammatico in ogni scena. Sceglie interpreti non professionisti, fra cui Rossella Angioni, in arte Rose Angiò, una delle sue attrici-feticcio come femme fatale sopra le righe, dotata di particolare bellezza e sensualità naturale. Nella vita reale, Rossella fa l’insegnante di Edoardo, che diventa primo attore anche nelle nuove sceneggiature della Dora, adesso nei panni di Gennariello, il napoletano dall’animo gentile -“Il guaglione ‘e core che strappa le lacrime degli spettatori”, ricorderà il critico Giuseppe Fossataro a proposito di ‘A mala nova-, una sorta di coscienza del film. Davanti alla cinepresa di Elvira danno i primi passi alcuni giovanissimi artisti, allora assolutamente sconosciuti, che diventeranno caratteristi brillanti del cinema italiano, come Tina Pica e Carlo Pisacane. Lei stessa parteciperà spesso come attrice nelle sue opere, prima come protagonista di storie d’amore tragico e poi come madre.

Questione di fiuto

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 5L’architettura narrativa nei lungometraggi della Notari viene sempre articolata dal corpo della cultura urbana napoletana. I “grandi lavori popolari”, come lei stessa li definisce, arrivano specie a partire dal 1919, quando inaugura il filone del “film-sceneggiata”, melodrammi ispirati ai testi dei più famosi parolieri e musicisti della città -da Libero Bovio a Beniamino Canetti- e anche basati sui “romanzi d’appendice” di autori realisti come Francesco Mastriani e Carolina Invernizio. Elvira riesce a coordinarsi con maestria con i principali rappresentanti delle due grandi industrie della cultura popolare, la filmica e la musicale. Comincia persino a recarsi al festival di Piedigrotta per acquistare i diritti delle canzoni di maggior successo, che più tardi daranno nome a molti dei suoi lungometraggi. Inoltre, le immagini vanno sempre in sincrono con la musica ed il canto eseguiti dal vivo: i Notari sono i primi a mettere un cantante letteralmente sotto lo schermo -grazie al proiettore a manovella, la proiezione si rallenta o accelera per ottenere una sincronizzazione pressoché perfetta-, che poi si mette anche di fronte al pubblico per commentare il film. Si tratta di un’autentica performance multimediale, quasi un “proto-musicale” (“I nostri film erano misurati sul tempo della canzone, come se l’operatore di cabina suonasse insieme all’orchestra”, ricorderà Edoardo) che aumenta l’impatto negli spettatori grazie al codice di colori usato per ogni scena in base alle emozioni che venivano espresse: dal verde o viola della gelosia al rosso dell’amore e la passione, fino all’azzurro per le scene notturne, “girate sempre a pieno sole, altrimenti la pellicola non s’impressionava”.

Miseria e nobiltà

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 6Quelli della Dora sono lavori intrisi di sentimento ed emozioni, ma lontani da qualsiasi superficialità. Elvira si serve di un veicolo popolare per fare un atto di accusa dal taglio neorealista, denunciando l’ignoranza e la povertà che affligge un vasto settore del grande teatro umano napoletano. La sua macchina da presa guarda e gioca con la città da tutti i punti di vista, dalle panoramiche mozzafiato ai singoli vicoli e le mura domestiche. Un’analisi completa della faccia pubblica e anche di quella privata come unico modo di comprendere la realtà partenopea. Il cinema di Elvira non fa sconti e mette in scena la “miseria e nobiltà” di Scarpetta. Trame prese a prestito dalla vita di ogni giorno, un meccanismo che funziona grazie alla familiarità delle storie -intrecci sentimentali, scontri a coltellate tra bande, detenuti che tornano in libertà, sogni di una vita diversa- e dei tipi umani: fisonomie figlie del Sud che attori come Alberto Danza o il proprio Edoardo -snelli, occhi profondi, capelli spessi e scuri- incarnano alla perfezione. La Notari è una comunicatrice di massa che sa identificare e identificarsi con la realtà. Le code davanti alle sale sono interminabili e i giorni di programmazione si prolungano inesorabilmente –‘nfame rimane in cartellone per ben 32 giorni, con 6.000 spettatori. Il “film-sceneggiata” diventa anche un canale di comunicazione con la comunità immigrata oltreoceano, a cui i lungometraggi riportano in Italia almeno per una manciata di minuti. Un altro successo commerciale che nel 1925 la costringe ad aprire una sede di distribuzione a New York, la Gennariello Film.

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Femmine ribelli

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 7Tra il 1906 ed il 1930, la regista salernitana gira sessanta lungometraggi e un centinaio di documentari e cortometraggi. Di questo corpus artistico si conservano soltanto tre film, custoditi nella Cineteca nazionale di Roma: È piccerella (1922), ‘A santanotte (1922) e Fantasia ‘e surdato (1927). Anche se parlare di una “regista femminista” sarebbe troppo riduttivo, non si può ignorare la marcata attenzione che la Notari rivolge ai personaggi femminili. Non a caso, nei primi anni del Novecento si compiono passi decisivi per le trasformazioni della condizione, del ruolo e dell’immagine della donna e, in questo lungo processo verso l’emancipazione, si assiste anche alla sua nascita come spettatrice. Elvira mostra la donna in tutte le sue sfaccettature -le protagoniste dei film conservati sono, rispettivamente, una giovane dalla morale dubbia, una cameriera ed una fioraia-. I suoi personaggi femminili sono donne proletarie autonome che trasgrediscono lo spazio domestico tradizionale e occupano anche quello pubblico. Non compaiono mai come soggetti passivi o residuali: sono madri e ribelli contro i convenzionalismi, eroine che tentano di sfuggire al destino che la società ha in serbo per loro, ma che spesso sono condannate a una fine che non gli consente di liberarsi completamente. Incarnano, insomma, l’anima contradditoria e passionale di Napoli, aperta alla vita a tutti i costi. Nelle sue sceneggiature, la Notari gioca così con il simbolismo di finestre e balconi e con la dualità fra interni ed esterni, sacro e profano, con la città come oggetto del desiderio di fronte alla reclusione domestica.

Il fantasma del Fascismo

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 8La cinepresa che scende nei vicoli e fa vedere la vita delle classi operaie e popolari, che dà voce alla miseria e al disagio sociale, a uomini e donne che si ribellano contro i convenzionalismi, è una bomba ad orologeria nel seno del Fascismo, che tollera la povertà in scena soltanto se travestita da una certa rassegnazione allegra. Sgradite a critici e censori, le produzioni di Elvira sono contrapposte alle solenni opere cinematografiche del Nord. L’uso del dialetto e la sua mescolanza di passioni e realtà, che fa vedere allo spettatore pazzie, suicidi e famiglie destrutturate, va messa al bando da un regime consapevole del ruolo centrale del cinema nella formazione dell’idea di società che vuole imporre in Italia. Le autorità fasciste si arrogano il diritto di lettura preventiva delle sceneggiature, tagliano le scene considerate “scandalose” (uno degli esempi più palesi è il lungometraggio Carcere, ribattezzato Sotto San Francesco e ridotto da 1286 a 919 metri) e impongono le didascalie in lingua italiana. A partire dal 1925 i richiami della Commissione Censura sono sempre più frequenti -molti dei suoi film vengono definiti “antinazionali”- e nel 1928 i Notari ricevono la circolare definitiva che impone la chiusura della Dora Films, poiché nega “l’approvazione dei film eseguiti con criteri privi di qualsivoglia senso artistico, a base di posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce far niente (…), una calunnia per la popolazione che pur lavora e cerca di elevarsi nel tono di vita sociale e materiale che il regime imprime al Paese”.

La memoria recuperata

Elvira Notari, il sogno del cinema (su in-verso.it) - 9Raccontare la realtà senza imbattersi nella censura diventa impossibile. Elvira si vede costretta a rinunciare alla presa diretta per strada e, in un tentativo disperato per mantenere aperta la loro attività, gira due film musicali all’americana, con scenografie di ambientazione alto-borghese, e altri di tematica religiosa, come l’ultimo, Trionfo cristiano (1929). Manca, però, il suo sguardo sincero e genuino ed il pubblico non si riconosce più in quelle opere prive di qualsiasi spirito di denuncia. Allo stesso tempo, i Notari devono arrendersi all’arrivo del sonoro, a causa degli alti costi di quel nuovo stile di cinema che nulla ha a che fare con l’artigianato pioneristico a cui appartengono. Nel 1930 la Dora Films -una delle case di produzione cinematografica più importanti d’Italia, che per più di quindici anni ha dato del “tu” alla Partenope Film e alla Lombardo Film, futura Titanus- chiude i battenti e si trasforma in una società di distribuzione che Edoardo porterà avanti fino agli anni 80. La regista muore il 17 dicembre del 1946 a Cava de’ Tirreni, dove la famiglia si era trasferita durante la Seconda Guerra Mondiale. Stroncata dalla censura fascista, l’eredità della Notari e della cinematografia muta italiana cadde nel dimenticatoio dopo il conflitto. La sua doppia rivoluzione -cosa si racconta e come- è stato un buco nero nella storiografia che solo negli ultimi anni comincia a riempirsi. Un cinema da recuperare e una memoria da rivendicare, come donna e come regista. Una pioniera oltre la censura in un mondo eminentemente maschile che segnò in maniera fondamentale una stagione straordinaria del cinema italiano.

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