E LI CHIAMANO DISABILI!

Cinque esempi di donne e uomini che nonostante la disabilità hanno raggiunto traguardi eccezionali.

Avete presente quando mentiamo a noi stessi dicendoci che non possiamo fare qualcosa perché ci mancano le capacità, le possibilità, il talento, la conoscenza? E avete presente quando, confidandoci con qualcuno, ci sentiamo rispondere: “Perché no? Puoi farlo. Non ti manca niente!”. Bene, ci sono persone che ci hanno insegnato e ci insegnano tuttora che si potrebbe farlo anche se ci mancasse qualcosa. Ecco cinque storie in cui l’essere disabili non è stato un impedimento.

HELEN KELLER
Laureata, scrittrice, insegnante, attivista, sordo-cieca

Noi tutti, vedenti e non vedenti, ci differenziamo gli uni dagli altri non per i nostri sensi, ma nell’uso che ne facciamo, nell’immaginazione e nel coraggio con cui cerchiamo la conoscenza al di là dei sensi.

Cercare la conoscenza al di là dei sensi. È a questo che ha dedicato la sua vita Helen Adams Keller, donna statunitense nata in Alabama nel 1880, diventata sordo-cieca all’età di 19 mesi.

Nonostante i due sensi principali le fossero stati negati praticamente quasi dalla nascita, Helen è riuscita a trovare il modo di comunicare e di imparare a parlare, grazie alla guida e al sostegno di un’altra grande donna: la sua istitutrice Anne Sullivan, che riuscì a trovare il modo di comunicare con Helen e di spronarla alla conoscenza e allo studio.

Helen sarà la prima persona sordo-cieca a laurearsi in un college, ma non si fermerà qui: diventerà un’affermata scrittrice, pubblicando libri e articoli, e si impegnerà politicamente in numerose cause progressiste, per i diritti dei disabili e per l’emancipazione femminile. A Helen Keller è ispirato il libro che nella versione italiana prende il nome Anna dei miracoli. E ai miracoli di Anna, noi ci crediamo.

RAY CHARLES
Il soul non lo puoi vedere, ma lo puoi sentire!

Io sono nato con la musica dentro. È l’unica spiegazione che conosco per quello che ho realizzato nella vita.

È così che Ray Charles, pioniere del soul e uno dei musicisti più grandi di tutti i tempi, spiegava il successo raggiunto nella sua vita.

Nato ad Albany, in Georgia, Ray diventò cieco all’età di 8 anni e fino a quel momento non è che la sua vita fosse stata più fortunata: oltre alla povertà e alla segregazione, assisté anche alla morte del suo fratellino in una tinozza per il bucato, senza riuscire a fare niente perché anche lui troppo piccolo per capire.

Frequentò una scuola per sordi e ciechi, dove imparò la musica classica e a suonare il pianoforte, ma in seguito alla morte della madre la abbandonò e si trasferì a Jacksonville suonando come pianista per diversi band e per pochi dollari a sera. Il resto è storia: Ray Charles fu il re non solo del soul, ma anche del jazz, del gospel e del pop, tanto che nel 2004 la rivista Rolling Stone lo mise al decimo posto nella classifica dei 100 più grandi artisti di tutti i tempi.

FRIDA KAHLO
Autoritratto su sedia a rotelle

La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto esiste e si muove sotto una sola legge: la vita.

Se Frida non fosse diventata la grande artista che fu, probabilmente la ricorderemmo per essere stata una delle donne più sfortunate della storia: nacque affetta da spina bifida, a 18 anni l’autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram con conseguenze per lei devastanti (tanto che dovette subire nel corso della sua vita 32 operazioni chirurgiche) e inoltre la relazione d’amore più importante della sua vita fu a dir poco travagliata.

Ma Frida Kahlo è molto di più che una semplice donna sfortunata: è diventata una delle pittrici più apprezzate e conosciute al mondo ed una delle donne più amate e celebrate per la sua personalità forte e decisa ed il rigetto delle convenzioni sociali.

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Fu proprio a causa dell’immobilità causata dalle sue condizioni fisiche che Frida si dedicò intensamente alla pittura, utilizzando la tela come la sua più grande forma di espressione e disegnando su di essa le sue paure e sensazioni, realizzando anche degli autoritratti in cui compare seduta sulla sedia a rotelle. Anche nella sua arte non volle essere etichettata da nessuno: glissava ogni volta che gli veniva chiesto se fosse surrealista o realista, perchè si rifiutava di racchiudere le proprie opere all’interno di uno “stile”. Come disse lei stessa: “Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.

STEPHEN HAWKING
Cervello supermassiccio

Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi. Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare e in cui si può riuscire.

Conosciamo ormai tutti la più grande icona della scienza moderna, grazie anche al successo del film La teoria del tutto, la sua biografia cinematografica uscita nelle sale nel 2014. Quello che non conosciamo e che probabilmente non conosceremo mai è cosa si prova a perdere e guadagnare tutto allo stesso tempo.

Stephen Hawking nasce nel 1942 a Oxford, coltivando la passione per la matematica fin da piccolo. Dopo la laurea continua i suoi studi sulla relatività generale, i buchi neri e l’origine dell’universo, ma è proprio durante questo periodo che accusa seri problemi agli arti. In seguito agli accertamenti la diagnosi è terrificante: sclerosi amiotrofica laterale, prospettiva di vita di al massimo due anni e mezzo.

Molti di noi avrebbero mollato tutto, svuotato il conto in banca e buttato due cose in valigia per prendere il primo volo verso le bianche spiagge delle Hawaii, a rigirarci sulla sabbia come cotolette e sorseggiare mojito fino alla fine dei nostri giorni. Ma lui no.

Stephen Hawking non era ancora il grande fisico e cosmologo famoso in tutto il mondo per le sue teorie sul Big Bang e i buchi neri, ma probabilmente dentro di sé sapeva che nonostante tutto poteva ancora diventarlo. Ed aveva ragione. Volete saperne un’altra? Stephen Hawking ha anche collaborato con i Pink Floyd, prestando il suo sint vocale per l’intro del brano Keep Talking, contenuto nell’album The Division Bell.

SIMONA ATZORI
Cosa ti manca per essere felice?

Ogni volta che penso al mio corpo lo immagino che si muove nello spazio e nel tempo. Questo è l’unico modo che conosco per esprimere me stessa completamente e per sentirmi libera.

Simona Atzori, 40 anni, ballerina e pittrice originaria di Milano, è fin dalla nascita priva di entrambe le braccia. Ma non ha mai visto questa condizione come una disabilità insuperabile, ma come “l’unica possibile”.

Come lei stessa ha raccontato in un’intervista alla rivista  Io Donna:

Questa condizione fisica è da sempre l’unica prospettiva dalla quale ho imparato a vivere le cose, quindi, anziché considerarla una disabilità, ho avuto la fortuna di avere due genitori che fin da subito hanno compreso che potevamo renderla semplicemente il nostro modo di essere. Il mio, ma anche il loro, perché in fondo era ed è la nostra vita. È così che ho vissuto la mia infanzia. In maniera molto serena, molto semplice, partendo dal fatto che i miei genitori, dopo lo shock iniziale che il non aver le braccia ha portato –e questo non lo si può nascondere–, si sono focalizzati non sulla mancanza, ma sulle opportunità che questa esistenza ci avrebbe dato”.

Grazie alla passione, alla dedizione e al talento per la danza, Simona ha collaborato negli anni con diverse compagnie teatrali e di ballo, partecipato a trasmissioni televisive e si è esibita in importanti manifestazioni nazionali ed internazionali, tra cui il Festival di Sanremo e la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi.

E a te? Cosa manca per essere felice?

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